Lettera aperta sulla decisione dela Corte Costituzionale sull' obbligo vaccinale
Nella serata del 1 dicembre 2022 si è appreso del comunicato stampa della Corte Costituzionale riguardo agli undici quesiti posti sulla legittimità dell’obbligo vaccinale imposto a suo tempo dal precedente Governo Italiano per i lavoratori della Sanità, della Scuola e per i cittadini di età superiore a 50 anni.
Gran parte delle domande sono state ritenute inammissibili dalla succitata Corte per «ragioni processuali», in particolar modo alla possibilità che chi eserciti una professione sanitaria possa operare in mancanza di contatti interpersonali. Invece, la suprema Corte ha definito «non irragionevoli, né sproporzionate» le misure del legislatore sull’obbligo vaccinale dei sanitari nel periodo pandemico. E la stessa ha considerato «non fondate» le questioni concernenti l’esclusione della corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro a favore degli «inadempienti» dell’obbligo vaccinale.
Si attendono le motivazioni delle decisioni, che emergeranno nell’ambito della prossima pubblicazione della sentenza. Siffatte decisioni, però, si basano sull’assunto ormai anti-scientifico che questi sieri anti-Covid prevengano il contagio del virus ed impediscano le forme più gravi dell’infezione – fattispecie quest’ultima non contemplata dal legislatore. Il carattere sperimentale (trial) di questi farmaci, previsto dalle istruzioni degli stessi e confermato dalla responsabile commerciale della Pfizer, Janine Small, all’audizione al Parlamento Europeo del 12 ottobre 2022, si aggiunge agli effetti avversi accertati, mortali in Italia ufficialmente in 29 casi, dato enormemente sottostimato seppure non trascurabile. Mentre nel contempo sono state spesso condannate le cure domiciliari, di cui si sono avvalsi persino i loro detrattori, come il prof. Massimo Galli del CTS.
Con questo presupposto sbagliato risultano totalmente fuori luogo i profili di solidarietà e di temporaneità, tanto evocati dagli avvocati dello Stato durante il processo, delle misure adottate. Il principio di proporzionalità di negazione degli alimenti ai lavoratori non vaccinati si è scontrato con il fatto che l’assegno viene normalmente corrisposto ai dipendenti della Scuola sospesi persino per accertati gravi motivi disciplinari, superiori ad un rifiuto all’inoculazione, giacché trattasi di un provvedimento prettamente assistenziale.
Quanto comunicato dalla Corte Costituzionale, purtroppo prevedibile, appare in controtendenza rispetto ad analoghe sentenze nel mondo, da quelle della Corte Suprema dello Stato di New York, a quella della Corte Suprema della Grecia, che hanno dichiarato a posteriori illegittimo l’obbligo vaccinale anti-Covid, sulla base dell’inefficacia della prevenzione del contagio. In Italia, la sentenza consentirà allo Stato e ad altri soggetti di evitare onerose cause risarcitorie.
Quanto espresso dai giudici della Consulta si conforma con la continuazione delle multe per gli over 50 e il massiccio nuovo stanziamento di fondi pubblici per l’acquisto di nuovi vaccini, che nel frattempo hanno aumentato notevolmente il loro prezzo unitario, nonostante le promesse elettorali dell'FDI, partito italiano di maggioranza relativa, le quali hanno ingannato milioni di cittadini dissenzienti, che speravano in una svolta definitiva nella gestione del Covid.
La Sezione di Trieste di Ancora Italia ritiene, altresì, che la decisione della Corte Costituzionale annichilerà la fiducia di una parte considerevole del popolo italiano nei confronti delle Istituzioni ed approfondirà la frattura che si è creata nella società civile negli ultimi due anni, mentre, al contrario, doveva adoperarsi nello spirito di una riconciliazione, pur nel rispetto degli orientamenti diversi.
Franco Manzin
Vicepresidente
Sezione di Trieste di Ancora Italia
Trieste, 2 dicembre 2022

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